Padroni, critiche e democrazia

Il presidente di Confindustria ha rettificato, adducendo di essere stato frainteso come un qualsiasi premier della Seconda Repubblica, e il caso potrebbe finire qui. Giudizi di merito a parte, nella rubrica delle lettere del Foglio di oggi un conoscitore attento e prudente del mondo economico come Angelo De Mattia fa notare come anche l’enfatizzazione del caso da parte di Monti rischi di non essere un antidoto contro lo spread. Al quadro si possono insomma aggiungere le sfumature che si ritengono più opportune. Ma c’è un aspetto quantomeno curioso.
14 AGO 20
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Il presidente di Confindustria ha rettificato, adducendo di essere stato frainteso come un qualsiasi premier della Seconda Repubblica, e il caso potrebbe finire qui. Giudizi di merito a parte, nella rubrica delle lettere del Foglio di oggi un conoscitore attento e prudente del mondo economico come Angelo De Mattia fa notare come anche l’enfatizzazione del caso da parte di Monti rischi di non essere un antidoto contro lo spread. Al quadro si possono insomma aggiungere le sfumature che si ritengono più opportune. Ma c’è un aspetto quantomeno curioso. E’ l’interpretazione venuta da più parti secondo cui la risposta abrasiva di Mario Monti a Giorgio Squinzi, e le critiche di imprenditori e commentatori, corrispondano a un sopruso antidemocratico. E fin quando a dire “c’è un brutto clima di censura e propaganda” è Nichi Vendola, è folclore politico; fin quando è il Fatto quotidiano a scrivere: “E così anche il presidente di Confindustria sta assaggiando il nodoso bastone del regime tecnico e dell’informazione unica”, è il riflesso un po’ pavloviano di un giornalismo in assetto di guerra. Ma quando è l’Unità a rubricare gli “attacchi a Squinzi” sotto il titolo di prima pagina “Quelli che la democrazia non conviene”, e ad argomentare in ampiezza che tali attacchi sono dovuti al fatto che Squinzi è “uomo di dialogo” e dunque, per sillogismo, sono attacchi contro la democrazia, viene da opporre – almeno da un punto di vista di logica formale – qualche dubbio.
Qualsiasi cittadino ha il diritto di critica. Ma Squinzi, presidente di Confindustria, non è un cittadino qualsiasi. E’ il “capo del padronato”, come si sarebbe detto una volta. E una volta la buona logica avrebbe trovato (e a lungo trovò) disdicevole e antidemocratico che il “capo del padronato” si permettesse di dare voti e ordini al governo, espressione della democrazia. Formalmente, dovrebbe valere ancora. E anche in presenza di un “regime tecnico”. Sappiamo e abbiamo detto più volte che il governo Monti è un’anomalia, e anche forte. Ma non è un regime golpista. E invece c’è (a sinistra) chi corre a difendere il “capo del padronato” che bastona il governo che governa legittimamente con i voti dei partiti (altrimenti andrebbe a casa). Curioso.